martedì 22 settembre 2026

Quando lo stomaco brucia

Il bruciore di stomaco è l'espressione con cui la maggior parte delle persone indica il sintomo più tipico del reflusso gastroesofageo, una condizione clinica dovuta al reflusso di contenuto gastrico acido nell'esofago.

Il reflusso gastroesofageo rappresenta nella generalità dei casi un fenomeno fisiologico che si verifica in molti soggetti normali, soprattutto in particolari occasioni, ad esempio dopo aver mangiato alcuni tipi di cibi, o dopo un pasto abbondante o quando ci si sdraia subito dopo aver mangiato. Molto spesso il reflusso è di modesta entità, asintomatico e non ha alcuna rilevanza dal punto di vista clinico.

Quando gli episodi si fanno frequenti e diventano sintomatici si parla di malattia da reflusso gastroesofageo (anche nota come MRGE o GERD, acronimo della definizione inglese Gastro-Oesophageal Reflux disease). Negli ultimi decenni, il numero di persone colpite da questo disturbo è molto aumentato, soprattutto perché è cambiato il modo di mangiare e di vivere. Il reflusso colpisce circa una persona su tre al punto da essere definita da alcuni la "malattia del terzo millennio". Ci sono persone che ne soffrono ogni tanto e persone che ne soffrono quasi tutti i giorni. La maggior parte delle persone ne soffre senza saperlo o pensa di soffrire di un altro disturbo.

COME RICONOSCERLO?

La sintomatologia può variare molto da persona a persona. La pirosi, sensazione di bruciore che interessa generalmente l'epigastrio e la zona retrosternale, ed il rigurgito di materiale gastrico nell'esofago o addirittura nella faringe accompagnato da una sensazione di acidità, rappresentano i sintomi più frequenti della malattia da reflusso gastroesofageo.

La disfagia (difficoltà nella deglutizione), l'odinofagia (sensazione dolorosa che si avverte quando si deglutisce), il bolo faringeo (sensazione di avere un corpo estraneo, una specie di "nodo" in gola) ed il dolore toracico (non di rado molto simile al dolore di origine cardiaca) possono corredare il quadro clinico insieme ad altri sintomi, ad esempio respiratori, che possono portare talora ad un misconoscimento della patologia.

COME GESTIRLO?

Poche semplici regole possono essere di grande utilità nella gestione quotidiana del reflusso gastroesofageo:

  • Mangiare lentamente: la triturazione del cibo con la masticazione facilita il processo di digestione ed accelera lo svuotamento dello stomaco riducendo, in tal modo, la possibilità che il contenuto gastrico refluisca nell'esofago. Meglio quattro o cinque piccoli pasti anziché digiunare tutto il giorno per poi fare una "grande abbuffata" la sera.

  • Evitare cibi che favoriscono il reflusso: alcuni cibi grassi, come i formaggi stagionati e gli insaccati, rallentano lo svuotamento dello stomaco mentre altri, come il succo di pomodoro e gli agrumi, favoriscono la secrezione acida dello stomaco. Ovviamente la sensibilità all'azione "reflussogena" di questi alimenti varia da individuo ad individuo ed ognuno impara presto a riconoscere gli alimenti meno tollerati. Anche le bibite gassate e l'abitudine di masticare chewing-gum aumentano la quantità di aria presente nello stomaco e favoriscono la risalita nell'esofago del contenuto gastrico. Il latte nell'immediato ha un effetto benefico perché tampona l'acidità dello stomaco, ma se si esagera con le quantità, dopo il sollievo iniziale può causare una veloce ricomparsa dei sintomi perché il suo contenuto in grassi e proteine aumenta l'acidità gastrica e rallenta lo svuotamento dello stomaco.

  • Utilizzare tecniche di cottura leggere: il forno, la griglia, il vapore, il microonde, la lessatura, il cartoccio, che permettono la cottura con un minimo utilizzo di grassi. È preferibile aggiungere i condimenti a fine cottura e in piccole quantità, prediligendo l'olio extravergine di oliva.

  • Evitare di distendersi dopo mangiato: perché la posizione distesa favorisce il reflusso gastroesofageo. È molto utile "fare due passi" dopo mangiato per favorire la digestione, mentre è sconsigliato coricarsi subito dopo aver mangiato.

  • Controllare il peso: il sovrappeso e l'obesità sono "alleati" del reflusso perché l'aumento della pressione nell'addome dovuto all'accumulo di grasso, premendo contro le pareti dello stomaco, favorisce la risalita del contenuto gastrico.

  • Farmaci da banco: alcuni preparati farmacologici di libera vendita, quali quelli a base di alginato, rappresentano spesso uno strumento efficace perché formano nello stomaco una sorta di "zattera" che galleggiando sul succo gastrico ne impedisce il reflusso in esofago.

PARLANE CON CHI TI PUÒ AIUTARE

Spesso il reflusso gastroesofageo viene misconosciuto o affrontato con leggerezza con una certa tendenza a banalizzare i sintomi e alla gestione empirica. Parlarne con il medico curante e con il farmacista, che rappresenta spesso il primo professionista a cui si rivolge il paziente con disturbi riconducibili al reflusso gastroesofageo, è il primo passo verso la soluzione del problema.

CREDENZE E MODI DI DIRE

Nel passato (neanche tanto lontano) era diffusa la credenza se una donna incinta soffriva di acidità di stomaco era perché il bimbo in pancia aveva tanti capelli. Potrebbe aver senso ma... i capelli del neonato non possono toccare lo stomaco della mamma!

I consigli della nonna

  • La liquirizia aiuta a neutralizzare l'iperacidità gastrica. Bisogna però consumarla con moderazione e attenzione perché ha l'effetto di innalzare la pressione.

  • Mezz'ora prima di mangiare prendere mezzo bicchiere d'acqua nel quale si sarà fatto sciogliere mezzo cucchiaino di argilla ventilata.

  • Sciogliere un cucchiaio di farina bianca con dell'acqua tiepida e bere il composto un quarto d'ora prima di mangiare.

  • Dopo i pasti bere una tazza di camomilla e salvia (evitare il limone).